Tanita, quell’esperienza mistress che sognavo da una vita

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Tanita, quell’esperienza mistress che sognavo da una vita

Una vita di grande stress, la mia. D’altro canto, quando si è al vertice del reparto marketing di una grande azienda multinazionale, con svariati interessi commerciali da una sponda all’altra del Pacifico, oltre a svariati succursali in tutto il territorio europeo, il peso delle responsabilità, a lungo andare, crea quella un po’ di stanchezza mentale. Sia chiaro: mi piace il lavoro che svolgo, adoro la mia professione.

Coordinare oltre cinquanta persone in loco, oltre ad altre sparse per il mondo, è una sfida che mi motiva ad andare ad avanti, andare oltre le pressioni che, inevitabilmente, provengono dall’establishment dell’azienda. Vedere che tutti questi collaboratori riescono ad ottenere i risultati richiesti, grazie anche al mio fondamentale apporto, mi ripaga di tutto l’affaticamento psico-fisico provato.

Una vita perennemente al “comando” fa insorgere l’esigenza di nuove esperienze

Ogni persona, oltretutto, fa storia a sé. Ed anche trovare la chiave di volta per motivare ciascun collega, per quanto faticoso sia, è una sfida che mi coinvolge, assorbe tante energie, ma è estremamente soddisfacente. Su un punto, per quanto ovvio, non si discute: le decisioni spettano a me. Il capo, detto brutalmente, sono io. Sono pagato per questo. Rischio in prima persona: la fuori, ne sono conscio, ci sono colleghi pronti a prendere il mio posto.

Saper dosare bene il bastone e la carota, per chi svolge la mia mansione, è ineluttabile. Ma essere decisi, in qualche circostanza in modo assai sostanziale, è indispensabile. Ed essere al comando, inutile negarlo, crea anche una sorta di condizione psicologica di “dominio” nei confronti dei collaboratori. Solo dal punto di vista mentale, per carità. Ma così è.

Questa condizione la riscontro, a tutti gli effetti, anche nella mia vita sentimentale e affettiva: la mia dolce metà è una donna vecchio stile, un po’ geisha, che adora soddisfare totalmente il proprio uomo rinunciando, talvolta, a qualcosa per sé. E tutto ciò, senza che io chieda chissà cosa. Essere sempre al comando, avere persone che agiscono e si muovono in base ai tuoi suggerimenti o desideri, ti fa porre una domanda: e se fossi io a dover sottostare ai comandi, ai “desiderata”, di un’altra persona?

La bellezza di Lecce accese il desiderio di evasione ed esaudimento delle mie perversioni

Dal punto di vista professionale, francamente, difficilmente riuscirei a sopportarlo, forse perché ormai sono oltre tre lustri che ottengo gratificazioni e, oggettivamente, sono entrato in alcuni schemi mentali, forse talvolta rigidi, da cui fatico a scollegarmi. Nella mia sfera più intima, invece, l’idea mi stuzzica. E non poco. Ho provato con Elisa, la mia compagna, ad essere il suo “servo”, ma questa “situazione”, ahimé, non la coinvolge in alcun modo, non la sente propria’: adora essere presa e posseduta vigorosamente.

È chiusa anche lei, in un certo qual senso, in rigidi schemi mentali dal punto di vista sessuale. Ed io, dopo vent’anni al suo fianco, un po’ ne soffro. Durante un’impegnativa trasferta in terra salentina, dove mi dovetti fermare per oltre dieci giorni per chiudere un importante contratto di lavoro, qualcosa scattò nella mia testa. Ero a Lecce. La splendida Lecce. Non a caso ribattezzata la “Firenze del Sud”.

Dopo aver cenato in un locale alla moda del centro, mi incamminai verso l’albergo. La bellezza della città pugliese accese, inconsciamente, il desiderio di evasione, di provare qualche emozione forte, una scarica di adrenalina che cercavo, ormai, da lungo tempo. Elisa era lontana, anche se presente nel mio cuore. Non l’avevo mai tradita. Ma in questo caso, dopo un lungo conflitto interiore dentro me, compresi che il mio desiderio non era sessuale, non era legato prettamente al raggiungimento dell’orgasmo.

Tanita, la mia prima, indimenticabile, esperienza da slave

Era, invece, la voglia di un forte appagamento mentale, di catapultarmi in una condizione in cui non mi trovavo da tempo. E che in coppia, al di là di Elisa, non mi era mai capitato: essere sottomesso ai desideri di una donna. Decisi, quindi, di selezionare nella zona salentina i migliori . Rimasi folgorato dall’annuncio di Tanita, una mistress autoritaria e pronta ad esaudire, finalmente, i miei desideri.

La contattai telefonicamente. Il primo approccio, nonostante percepissi evidentemente la sua innata voglia dominatrice, mi fece comprendere che era una persona comunque dolce. Tenerezza e autoritarietà: tutto sommato, un buon mix per affrontare una prima esperienza da slave, pensai. Ed avevo pienamente ragione. Ci incontrammo in un appartamento moderno appena fuori il centro di Lecce.

Lei mi aprì la porta in “borghese”, senza un filo di trucco. Era già bellissima così. Un primo approccio soft, perché comprese, durante il nostro colloquio telefonico, che era la mia prima esperienza con una mistress. Mi mise a mio agio. Si recò in camera e mi fece attendere in soggiorno. E dopo poco più di un venti minuti, si presentò con l’abbigliamento confacente ad una mistress.

Fu un’esperienza splendida. Inizia leccandole i piedi, mi impartiva continuamente ordini: prima con modi soft, poi sempre più autoritari. Ero sempre più coinvolto mentalmente, mi lasciavo trasportare da Tanita e obbedivo, con piacere, ad ogni suo ordine. Un’ora e mezza indimenticabile. Novanta minuti di puro godimento, di sensazioni mentali e corporee di sublime estasi mai provate prima. E che oggi grazie a Klaudia (non casualmente con la “K”), una mistress brasiliana della mia città, rivivo a cadenza bisettimanale. Ma come Tanita, nessuna mai.

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