Scopata in auto con un tunisino

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Scopata in auto con un tunisino

Avevo da poco compiuto 18 anni, ero finalmente diventata maggiorenne e mi sentivo pronta per assumermi ogni responsabilità e fare tante esperienze senza dovermi limitare. Fino ad allora avevo fatto sesso soltanto con il mio primo fidanzato, Giacomo, un ragazzo bassino, magro ma con un conto in banca da far paura. Purtroppo tra me e lui non ha funzionato, eravamo troppo diversi per continuare a stare insieme. Dopo qualche mese di astinenza, parlando con delle amiche, molto più esperte di me, mi era venuta una certa voglia di provare altri cazzi. Avrei voluto scopare soltanto fighi da paura, quei ragazzi tutto muscoli e niente cervello, perchè non mi interessava avere una storia d’amore, ero stata già impegnata per troppo tempo ed io avevo voglia di vivere la mia adolescenza in totale libertà. Sono state proprio le mie amiche a farmi incuriosire per le “altre nazionalità”, tutte dicevano che i ragazzi scuri di pelle avevano un segreto tra le loro gambe: un cazzone di almeno 20 centimetri che avrebbe fatto godere anche una mummia egizia. Si scherzava su questa cosa, mi incuriosiva, ma trovare un ragazzo di colore disponibile era davvero difficile. Poco dopo, nemmeno a farlo di proposito, mio padre licenziò un ragazzo tunisino che lavorava nella sua ditta edile. Si chiamava Adrian, era sicuramente muscoloso, dato il lavoro che faceva, abbastanza carino e più grande di me. Pensai di essere stata fortunata ad incontrare Adrian, ormai non lavorava più per mio padre e con lui avrei potuto stringere un bel rapporto di amicizia. Conquistai la sua simpatia aiutandolo a trovare qualche lavoretto giornaliero, nulla di economicamente stabile, ma almeno riusciva a guadagnare qualcosina per potersi sfamare e vivere un po’ più dignitosamente. Grazie ad un’amica, riuscì a trovargli lavoro come parcheggiatore di un locale, niente di male, lavoro notturno e ben pagato. Adrian mi ringraziò all’infinito, diventammo talmente amici che continuavamo a sentirci e vederci ogni giorno. La mia curiosità diventava sempre più grande, la mia voglia di provare un cazzo scuro anche. Chissà come sarebbe stato farselo sbattere nel culo, che aveva sete di cazzo. Una sera ci trovammo a parlare mentre lui era a lavoro. Era inverno, una serata piovosa così tanto brutta che il locale era quasi deserto. Adrian aveva poco da lavorare e così chiacchierammo un po’. Decisi di istigarlo, di sedermi accanto a lui e di guardarlo come non avevo fatto mai. “Perchè mi guardi così?”, mi chiese. Ed io risposi fingendo che lui già sapesse le mie intenzioni: “Lo sai Adrian!”. Iniziò a ridere, un po’ incredulo ma sicuramente incuriosito. Iniziò a piovere tantissimo, eravamo fuori, Adrian non poteva entrare per accogliere i clienti, semmai fosse venuto qualcuno. Mi chiese quindi di ripararci in una macchina, almeno avremmo visto se qualcuno arrivava ma non sotto la pioggia battente. Fu un attimo. Entrammo in macchina e più decisa che mai, mi spostai e mi misi a cavalcioni su di lui. Mi avvicinai alle sue labbra così tanto da sfiorarle ma decisi di non farlo. Si creò così una tensione sessuale da brividi. Mi spostai nuovamente sul sedile passeggero, aspettai che si avvicinasse lui. Adrian senza aspettare nemmeno un minuto, si girò verso di me, iniziò a toccarli i capelli, il collo, a baciarlo, a baciarmi le labbra e palpeggiarmi. “E’ questo che vuoi?” mi sussurrò all’orecchio, non risposi, ma decisi di baciarlo ancora e ancora, infilando la mia lingua nella sua bocca, intrecciando le nostre lingue e sentire il sapore delle sue labbra. Mi tolse la maglietta bianca che avevo indossato quella sera. Mi slacciò il reggiseno ed iniziò a giocare con il mio seno e i miei capezzoli turgidi. Si avvicinò ancora di più, per succhiarlo e guastare ogni centimetro del mio seno. Mi disse poi di spostarci dietro. Così feci. Mi tolse i pantaloni ed iniziò ad accarezzarmi le gambe. Mi abbassò gli slip, mi alzò le gambe e con un dito mi sfiorò delicatamente il clitoride. Si avvicinò anche questa volta, iniziò a leccarla. La sua lingua si muoveva tra le grandi labbra, tra il clitoride e il buco. Con il dito si fede poi spazio tra le mie labbra, carnose anche sotto, cercò delicatamente di aprire il buco e lì sentii una sensazione meravigliosa, avevo i brividi su tutto il corpo. Infilò un dito, poi due, poi tre e nello stesso tempo la sua lingua percorreva tutta la mia vagina. Iniziò a sprofondare le sue dita dentro di me, avevo una gran voglia ma avrei voluto anche sentire il suo cazzone. Dopo qualche affondo con le sue dita, le tolse e le leccò. “Che bel sapore che hai”, mi disse. Si abbassò anche lui i pantaloni e tirò fuori il suo cazzone che nel buio non ero riuscita ancora a vedere. Era enorme, scuro e doppio. Aveva le palle grandi e sode, una cappella rossa da leccare tutta. Si alzò poi la maglietta e mi mostrò i suo addominali scolpiti. Era semplicemente perfetto. Prima di farlo entrare nella mia vagina decisi di fargli un pompino con i fiocchi. Il suo cazzo mi riempì tutta la bocca. Lo leccai per tutta la sua lunghezza, mentre con una mano lo massaggiavo. Gli baciai le palle e tutta la cappella. Mentre gli facevo questo meraviglioso pompino lui mi teneva i capelli. Dopo un po’ mi distesi, mi allargò le gambe, nonostante andassimo stretti, mi infilò il suo cazzone dentro. Che eccitazione, ero bagnatissima e con il suo cazzo umido della mia saliva, scivolava alla perfezione. Adrian muoveva il suo bacino come un esperto. Spingeva, ansimava, godeva. Il mio senso rimbalzava ad ogni spinta e lui lo osservava rapito, così tanto che una volta arrivato decise di spruzzare tutto sulle mie tette e nella mia bocca. Leccai tutto lo sperma che c’era su di me, fu fantastico.

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