La schiava diciottenne (parte 4)

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La schiava diciottenne (parte 4)

La figlia dei padroni mi ordina di leccargli le scarpe. Io obbedisco.
Le sue scarpe sono bellissime, porta i tacchi alti. Mentre lecco scopro che una parte di me inizia a provarvi gusto. Ciò mi distrugge. Eppure so che quei piedi valgono mille volte più di me, so che una schiava come me non potrebbe sperare in un privilegio più grande nel leccarli. Sta iniziando a piacermi …
Ha gli stivali più alti delle ginocchia, le sue gambe sono così lunghe, così belle. Non come i miei piccoli stecchini. Porta una biancheria borchiata che mette in risalto le sue forme. Io sono stata vestita da studentessa giapponese. Abbiamo la stessa età, ma lei è così matura, così immensamente più bella di me … ora dopo tante torture capisco che hanno ragione: è questo il mio posto, questo il posto che una ragazza bruttina come me merita. Le lecco le scarpe, le lecco la suola e mi piace.
Poi mi ordina di mettergli a posto la camera, io obbedisco.
Cerco di fare tutto perfettamente, non voglio più farli arrabbiati. Ore dopo quando la padroncina entra in stanza mi inginocchio ai suoi piedi.

  • posso andare al bagno? –
  • non ti sto usando: puoi andare senza chiederlo. –
    mi risponde lei aspra
  • vi prego: posso chiedervelo quando ci devo andare? –
  • perché dovresti chiedermelo? –
  • io … Ho paura di farvi arrabbiare … –
    Per la prima volta che la conosco sorride.
  • si: ti do il permesso di chiedermelo. –

La sera vengo legata, sono nuda come un verme. Mi trovo nella stanza matrimoniale dei padroni. Moglie e marito mi guardano contorcermi sul pavimento. Ho le gambe legate fra di loro e le braccia dietro alla schiena. La padrona è vestita con stivali alti, calze a rete e una minigonna. Mi porta uno stivale davanti alla faccia e i ordina di leccare. Ormai è divenuta una cosa normale per me. B
Obbedisco.
Quando è soddisfatta il padrone mi prende per i capelli e mi sdraia sul letto, poi lui e la moglie iniziano a spogliarsi e a coccolarsi.
Li guardo coccolarsi. Una lacrima mi riga il viso. Quanto vorrei che qualcuno lo facesse con me …

  • Guardi è puttanella? Questo a tè non succederà mai. Non vedi quanto sei brutta?! Quanto sei imbarazzante? –
    Ride e poi mi afferra i capelli. Mi schiaffa la faccia in mezzo ai glutei del padrone.
  • Leccagli l’ano! –
    Cosa? No: questo è troppo!
    Mi infila le unghie nel sedere. Urlo ed obbedisco. l’ano ha un sapore schifoso! È così amaro…. Continuo trattenendo i conati di vomito.
    Poi mi tira via, mi fa sdraiare. Iniziano a scopare sopra alla mia faccia.
    La padrona squirta come una fontana mentre l’enorme cazzo del padrone le entra e le esce dentro. Lo squirto ricopre la mia faccia. Mi ordinano di mangiarlo e io obbedisco.
    Ben presto oltre allo squirto si unisce lo sperma. Io continuo a leccare e ad ingoiare tutto ciò che esce dalla figa della padrona. È più umiliante e schifoso che leccare lo squirto: non è più la mia lingua a procurare piacere, ma bensì io sono un mero oggetto. Loro fanno sesso fra di loro, io vengo torturata senza motivo alcuno, soltanto per il gusto di farlo.
    Quando hanno finito la padrona apre il cassetto e tira fuori uno stappon. Mi fanno mettere a pecorina con il padrone sotto di me. Tremo perché non ho idea di cosa aspettarmi…
    il padrone mi poggia la cappella sulle labbra della fica.
  • Ti prego: è secca. Bagnatela prima. –
    Non mi ascolta e lo forza ad entrare. Urlo.
    Poi sento la lingua della padrona leccarmi l’ano. Urlo capendo cosa sta per succedere. Cerco di divincolarmi ma il padrone mi tiene saldamente. La padrona mi infila il dildo dello strappon in culo con forza. E’la prima volta per me. Urlo. Lei mi afferra per i capelli.
    L’enorme membro del padrone in figa e il dildo di lei nel sedere. E’ troppo! Il mio corpo è così piccolini… entrambi iniziano a fare avanti e indietro. Urlo disperata ma ciò li fa soltanto eccitare maggiormente. La padrona mi allarga la bocca con le dita costringendomi a sbavare, il padrone ingoia tutto.
    Voglio andarmene ma non posso.

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